Mi sono risvegliata da un brutto sogno.
Ho aperto gli occhi ed ho cercato di ricordare.
C'era una casa nella pioggia, una casa che doveva essere mia, ma in realtà c'erano altre persone ad occupare delle stanze.
Ma non si tratta di quello.
Mi sono risvegliata da una brutta notte.
Ora ricordo.
Alle tre il Pallino ha iniziato a piangere. Come consigliato dall'esperta che è venuta a trovarci (vedi post precedente) mi sono messa a sedere al suo fianco ed ho cercato di non dire nulla.
Ho infranto le regole dandogli la mano, in teoria non si dovrebbe.
Il Pallino si contorceva, urlava, si metteva in piedi, seduto, mi tirava i suoi pupazzi, inarcava la schiena. Ha anche sbattuto la testa contro le sbarre.
Ho offerto dell'acqua, il ciuccio: mi ha tirato tutto dietro.
Dopo un'ora la situazione era la stessa. Forse più di un'ora.
Ho chiamato il papà in aiuto per darmi il cambio.
Dopo un minuto l'ha preso in braccio e dopo tre me lo ha dato dicendo di allattarlo perché non c'era verso di calmarlo.
Potevo farlo subito.
Alle quattro e mezza era a letto con noi, felice ed addormentato.
Il Pallino ha avuto la febbre la settimana scorsa ed in queste situazioni a volte si regredisce.
Due giorni fa ha dormito dalle otto e mezza alle sei, non era mai successo.
In questi casi mi chiedo cosa sia giusto: seguire la regola della sedia che scompare (vedi post precedente) o l'istinto che mi dice che il piccolo ha bisogno di stare accanto alla sua mamma?
C'era il temporale fuori stanotte.
Alcuni dicono che a un anno sanno già come ottenere le cose, di starci attenti.
Ma ottenere cosa?
Un abbraccio e un po' di tetta?
Io lo vedo come bisogno legittimo di affetto non certo un capriccio.
Lasciateci regredire.
