mercoledì 18 novembre 2015

Il Pallino e il cibo



Finalmente il Pallino si è messo a mangiare bistecche, pollo, bastoncini di pesce, yogurt e quantità abbondanti di frutta.
Fino ai 18 mesi pareva che gli interessasse soltanto mangiare pasta in bianco, pasta al ragù, formaggio grana o chedda (il formaggio più diffuso qui in terra di Albione) occasionalmente riso e frutta, il tutto contornato da assunzione frequente di tetta.
È un bimbo determinato, spero manterrà ed utilizzerà questa caratteristica quando sarà necessaria nella vita, sopratutto per seguire i suoi sogni, al momento però quando decide di non voler qualcosa, di non voler nemmeno provare ad assaggiarlo, è difficile fargli cambiare idea.
Da mesi vuole mangiare da solo e si indispettisce ad ogni tentativo di aiuto, per cui ho dovuto eliminare minestre troppo liquide. Lascio che si dipinga con lo yogurt o con i sughi, ma con la minestra le dinamiche sono un po' più problematiche.
Non l'ho sottoposto a nessun tipo di pressione con il cibo perchè desidererei che associasse il momento dei pasti ad un momento entusiasmante e piacevole.
Con soddisfazione noto che cresce in lui la curiosità per i gusti nuovi, che cerca di pronunciare i nomi dei suoi cibi preferiti e che sta migliorando con l'uso della sua piccola forchetta e del cucchiaio a vista d'occhio.

giovedì 3 settembre 2015

Il Pallino cresce.



Il Pallino cresce. Ha compiuto 17 mesi.
Ora è attratto dalle scale e dall'arrampicarsi.
Parlotta continuamente nella sua lingua ancora incomprensibile.
Riempie e svuota cassetti e contenitori di vario tipo.
Fa il solletico, si nasconde.
E imita. Imita qualsiasi cosa.

Fumavo un paio di sigarette al giorno, ora non più.
Da quando il Pallino ha iniziato a imitare il gesto del fumare ho sentito l'urgenza di smettere totalmente.
É una spugna.

I suoi giochi preferiti sono: la palla, che riesce a calciare, le canzoni che cantiamo insieme e mimiamo o quelle che metto per ballare, gli spruzzi e  lo svuotare e riempire bicchieri nella vasca da bagno, la sabbia, qualsiasi cassetto o cestino colmo di cose da esplorare, da svuotare e riordinare, il pulire con le salviette e la scopra l'intera casa e lo svuotare la lavatrice.

Ogni pomeriggio lo passiamo al parco, non ci andiamo soltanto se piove.
Lì il piccolo Pallino iperattivo si sfoga a correre e ad interagire con gli altri bambini. Non gioca ancora per bene con gli altri, dicono che fino ai tre anni si tratti di gioco parallelo: anziché interagire, i bimbi stann seduti a fianco e giocano indipendentemente, il gioco in coppia o di gruppo arriva dopo.

Quando desidera bere esaspera il rumore di chi sorseggia, quando vuole ciucciare fa il verso del
risucchio, quando ha fame mi guarda e mastica e quando vuole andare a dormire chiude gli occhi e fa finta di russare.
Il prossimo obiettivo è insistere con le parole associate ai versi, io continuerò con l'italiano e papà in inglese, vediamo cosa salta fuori!

domenica 2 agosto 2015

La giornata è una lunga camminata




Sono sparita per un po'.
I bimbi passano l'anno e le giornate non si semplificano.
I pianti inspiegabili sono sostituiti dal movimento interminabile per seguirli mentre camminano traballanti.
E se il bambino è particolarmente attivo, il blog si impolvera.

Il Pallino è un bambino vivace.
Al mattino lo porto all'asilo, al pomeriggio lo porto al parco.
Lui cammina sempre, non si ferma mai.
Si è messo a dormire un paio d'ore dopo pranzo, il che mi cambia la giornata, riesco a pranzare in tranquillità e sbrigo un paio di faccende in casa.
Quando è sveglio però fa dei gran chilometri.
Ieri mi han consigliato di mettergli un conta passi da qualche parte, sarebbe curioso vedere quanta strada fa.

È un bimbo estremamente comunicativo: gesticola, saluta, manda baci, si auto applaude e parlotta, parlotta in continuazione.
Il suo carattere estroverso è particolarmente evidente qui in Inghilterra perché i pupi britannici sono molto riservati, non gesticolano e raramente sorridono agli estranei.
Sembra incredibile che già da così piccoli si notino le differenze culturali.
Il gesticolare fa rimanere tutti basiti.

Al momento dice "mamma, papà, nonna, bello, ciao" e ogni tanto se ne esce con delle mezze parole in italiano. Per esempio l'altro giorno ha detto "polpetta".
Dice "no" con accento inglese e "bird" quando vede gli uccelli fuori dalla finestra.
Sarà un Pallino bilingue per cui potrebbe parlare con ritardo.
Per il momento, pur di parlare tutto il giorno, emette suoni su suoni, indefiniti.

Sopratutto ha delle guance così rotonde che le vorresti stritolare.

Ha compiuto quindici mesi ed i progressi si moltiplicano.
Mi saluta e se ne va nel prato, si allontana ed esplora, poi torna.
Si allontana e poi torna.
Si allontana e poi torna.


sabato 9 maggio 2015

Regressione. Bentornate notti insonni!




Mi sono risvegliata da un brutto sogno.
Ho aperto gli occhi ed ho cercato di ricordare.
C'era una casa nella pioggia, una casa che doveva essere mia, ma in realtà c'erano altre persone ad occupare delle stanze.
Ma non si tratta di quello.
Mi sono risvegliata da una brutta notte.
Ora ricordo.

Alle tre il Pallino ha iniziato a piangere. Come consigliato dall'esperta che è venuta a trovarci (vedi post precedente) mi sono messa a sedere al suo fianco ed ho cercato di non dire nulla.
Ho infranto le regole dandogli la mano, in teoria non si dovrebbe.

Il Pallino si contorceva, urlava, si metteva in piedi, seduto, mi tirava i suoi pupazzi, inarcava la schiena. Ha anche sbattuto la testa contro le sbarre.
Ho offerto dell'acqua, il ciuccio: mi ha tirato tutto dietro.

Dopo un'ora la situazione era la stessa. Forse più di un'ora.
Ho chiamato il papà in aiuto per darmi il cambio.
Dopo un minuto l'ha preso in braccio e dopo tre me lo ha dato dicendo di allattarlo perché non c'era verso di calmarlo.
Potevo farlo subito.
Alle quattro e mezza era a letto con noi, felice ed addormentato.

Il Pallino ha avuto la febbre la settimana scorsa ed in queste situazioni a volte si regredisce.
Due giorni fa ha dormito dalle otto e mezza alle sei, non era mai successo.

In questi casi mi chiedo cosa sia giusto: seguire la regola della sedia che scompare (vedi post precedente) o l'istinto che mi dice che il piccolo ha bisogno di stare accanto alla sua mamma?
C'era il temporale fuori stanotte.
Alcuni dicono che a un anno sanno già come ottenere le cose, di starci attenti.
Ma ottenere cosa?
Un abbraccio e un po' di tetta?
Io lo vedo come bisogno legittimo di affetto non certo un capriccio.
Lasciateci regredire.



giovedì 30 aprile 2015

Disappearing chair

In cosa consiste il metodo della sedia che scompare?
È un metodo da applicare se non si riesce a far addormentare i piccoli nel loro lettino, se finiscono sempre nel letto con i genitori, se piangono disperati nella notte finché non vengono presi in braccio.
Se non si dorme la notte.

Va seguita una routine rassicurante prima di mettere il pupo a letto e poi si devono rispettare delle regole per raggiungere l'obiettivo: il sonno tranquillo per tutti e pochi risvegli.

- la cena va servita possibilmente presto, verso le sei.
- dopocena si può fare qualche gioco tranquillo nella stanza del Pallino, lontano dal frastuono della tv o altre fonti di agitazione.
- si passa poi al bagnetto calmante
- si legge una storia al pargolo
- si mette a letto il Pallino sveglio, gli si dà la buona notte e ci si siede su una sedia di fianco alla culla
- quando il Pallino si sveglia e piange ci si siede sulla sedia a fianco, gli si dà l buona notte e si sta in silenzio
- ogni volta che il pupo si siede o si alza, lo si rimette coricato, si dà ancora la buona notte, è concesso dire che gli vogliamo bene, ma nulla di più
- bisogna evitare il contatto visivo
- ogni giorno la sedia si spostaun pochino fino a che esce dalla stanza e io Pallino può essere dichiarato indipendente

La mia versione della sedia che scompare è un po' diversa. Se applicato alla lettera il metodo causava attacchi deliranti al Pallino, quindi:
- fa il bagno alle sei
- cena con mamma e papà alle sette e mezza
- gioca fino allo sfinimento in sala con la tele spesso accesa
- quando inizia a barcollare e cadere frequentemente lo attacco a una tetta
- si dimena mentre succhia per circa mezz'ora
- mi sta addormentato in braccio per quarantacinque minuti
- lo metto nella culla a tradimento mentre dorme
- ogni volta che si sveglia mi siedo di fianco a lui, su una sedia che non si è ancora spostata e gli dò la mano
- la mano va tenuta per circa dieci, venti minuti, finché non si ferma la circolazione tra le sbarre
- all'alba il Pallino viene allattato a letto con me, dove rimane fino alle sette e mezza, otto

Ognuno trova la sua variante, la cosa importante è che da circa dieci giorni dormo sei ore di fila nel mio letto, comoda, senza tette fuori. Mi pare già un buon risultato. Grazie NHS.

giovedì 23 aprile 2015

La sedia che scompare

Sono le quattro e quarantasette di notte e siedo sulla sedia a dondolo di fianco alla culla del Pallino dalle tre e cinquantasei.
Mi sono messa ad annotare le ore perché così mi han detto di fare.
Annoto anche i minuti, come se fossero grammi d'oro.

Dopo un anno di condivisione del letto con mamma e papà, quattro notti fa ho deciso che il Pallino doveva essere trasferito nella sua costosa culla sinora inutilizzata. Per la felicità del papà, che, oltre a dormire maggiormente, vede un ritorno dell'investimento.
La coraggiosa decisione è stata ispirata dalla visita a domicilio di una consulente del sonno che la mutua inglese mi ha gentilmente mandato.

Quella della condivisione del sonno è stata un'esperienza preziosa, ma sopratutto necessaria alla sopravvivenza. Così molte mamme decidono di fare quando si ritrovano un bimbo che si sveglia in media ogni tre ore, per un anno, e vuole stare al seno per mezz'ora.

I racconti degli altri avevano già iniziato a preoccuparmi. 
"Ho iniziato così come te, ora ha sei anni e dorme ancora con noi".
"Ormai il papà dorme sul divano e il piccolo, che ormai ha tre anni, dorme con me."
"Devi essere dura, il mio a nove anni dorme tenendomi la mano."
"I miei cercavano ancora la tetta della mamma a sei anni."
E via dicendo. 

Inoltre adesso il Pallino cammina.
Non solo cammina: lui parte e va, di colpo, di soppiatto, a tradimento, e nella nostra camera il letto è alto e c'è una scala a chiocciola senza cancelletto. 
Dicono che bisogna essere convinti ed io non lo ero sino alla settimana scorsa.

Ora eccomi qui.
Sto applicando il metodo della "sedia che scompare", "disappearing chair" in lingua originale.
Il metodo può essere applicato dai sei mesi e viene consigliato in alternativa a quello del pianto controllato, alle mamme che non vogliono lasciar piangere i bimbi e chiudere la porta.
In cosa consiste?
Ve lo spiego nel prossimo post.

Devo dire che la sedia è lontana dallo scomparire, però il Pallino dorme da solo.
Quindi il metodo funziona.



martedì 17 marzo 2015

Poppanti mobili



Care mamme, quando i piccoli si alzano in piedi da soli, gattonano, si spostano appoggiandosi ai mobili, la pace è finita.
Cancellate la palestra, non ne avrete più bisogno, piuttosto se potete permettervelo iscrivetevi ad un corso di yoga, o fate dei massaggi, stretching. Perché? Chiedetelo alla mia schiena.
Meglio ancora: dormite quando potete.
Scoprirete con il vostro piccolo angoli della casa che non avevate mai considerato, batuffoli di polvere nascosti che per il Pallino sono molto più appetitosi della pasta al ragù, maniglie ed il gusto proibito di aprirle.
Il Pallino è sempre stato fissato con il telecomando, come tutti i poppanti credo. Ora che è semi mobile però, appena lo vede incustodito si lancia in trascinamenti da marine, si rotola forsennatamente e/o cammina attaccato a qualsiasi cosa, gatto compreso, per ottenerlo. Immancabilmente gli viene tolto.
Ne ha uno giallo finto ed uno vecchio che non usiamo più per giocare, ma una cosa vi posso dire con certezza: questi piccoli esseri conoscono la differenza e non sono interessati ai telecomandi finti.

sabato 14 marzo 2015

L'anno si avvicina, l'allattamento continua...



Il Pallino ha quasi un anno ed è ora di tagliare i rifornimenti di latte materno.
Sopratutto perché non mangia molti solidi, inoltre si è messo a sputare.

Questa faccenda dell'allattamento non è certo unilaterale, per cui, anche se mi lamento del fatto che il pupo è troppo attaccato alla tetta giorno e notte e razionalmente progetto il lento distacco, subconsciamente credo di voler stare ancora attaccata così a lui per un pochino. Forse non siamo pronti.
O forse più penso a staccarmi, più il tenero Pallino si attacca.

Al momento, al mattino e spesso anche dopo pranzo non vede traccia di seno materno, dalle cinque invece il bar è aperto senza limiti di consumo. Al momento.

Libri, conoscenti ed infermiere ti spiegano come allattare, ma nessuno ti preparata e ti aiuta a smettere. O vengono dedicate poche righe all'argomento.

Oggi un cuoco di un ristorante italiano che conosco mi ha detto: "mio fratello ancora a sei anni cercava la tetta." Ecco, non vorrei arrivare a questi livelli, tutto qui.

Ricordo che anni fa lessi un articolo su un bimbo di sei anni che, in qualche città degli Stati Uniti, veniva ancora allattato dalla madre. La madre fu arrestata e pensai: "mi pare giusto". Oggi vedo le sfumature di una faccenda come questa.

Nessuno ti dice come e quando smettere perché sta alla madre decidere. Quando sarà ora ci staccheremo completamente.

Per il momento non me la sento.

Ma inizio a sentire la pressione sociale.
In Inghilterra si allatta sino al sesto mese e poi magicamente e con facilità tutte le mamme introducono il biberon ed il cibo. Tutti i neonati piangono un paio di volte e poi si abituano. Così mi raccontano.

Ho visto il Pallino privato di latte materno la sera dopo le otto e non sembra uno che si abitua alla terza volta. Mi ricorda di più l''"Esorcista", la scena in cui la testa della protagonista si gira a trecentosessanta gradi.

Seguo la natura e attendo fiduciosa cercando di limitare l'accesso alla tetta durante il giorno, ignoro gli sguardi giudicanti di certe algide madri nordiche. E, finger crossed, speriamo l'evoluzione verso lo svezzamento totale avvenga naturalmente.
Fortunatamente non ho sofferto di depressione post parto, speriamo di non avere quella da post allattamento. Non sapevo nemmeno esistesse, ma ho notato l'esistenza di una letteratura sull'argomento.

lunedì 2 marzo 2015

Il tempo del pappagallo



Care mammenaute, il Pallino ha undici mesi, il tempo vola.
Ora "cucù" lo fa lui a me.

È nel momento pappagallo, cerca di imitare tutto quello che fanno gli altri. L'avevo detto mio marito di non continuare a far pernacchie, ora gliele sta restituendo tutte.
E vai a fargli capire che non è il massimo dell'educazione! Ti guarda come per dire: "Ma se il papà lo fa sempre, perché io no?"
Credo sia già giunta l'ora di dare il buon esempio.

Fino alla settimana scorsa si muoveva lentamente ed era ancora possibile lasciarlo in una stanza da solo tre minuti.
Ieri l'ho trovato fuori dalla stanza, ancora due metri e ci sarebbero state le scale.
Aiuto!

È una gioia vedere che scoprono il mondo: il gatto, la neve, il gusto di un limone, un pezzo di cioccolato rubato, graffiarsi un orecchio, il treno.
Non c'è bisogno di meditazione o di psicoterapia, se non ci facciamo prendere dall'ansia che spesso la responsabilità e mille altre paure possono scatenare, la gioia di vivere traspira da questi piccoli ominidi.
Basta respirarne un pò.

venerdì 20 febbraio 2015

Quello che non ti dicono



Il Pallino ha dieci mesi, quasi un anno. 
Il tempo vola con questi fagottini. 
Prima della nascita ti dicono che sarà dura e che se non provi non riesci nemmeno ad immaginare quanto. Nulla di più vero.
Le notti in bianco, i pianti interminabili, l'allattamento, le pile di pannolini, quelli che strabordano e ti tocca lavarlo dalla testa ai piedi, le cose che non riesci più a fare, le cene ed i pranzi che devi buttare giù al volo e quando decidono loro, l'interminabile cullare, saltare, stare ingobbiti per farli camminare. La lista è lunga e non rende l'idea.
Te lo dicono che è dura, ma bisogna provare.

Nessuno ti dice però che tutto il tempo libero che avevi prima ti sembra quasi di averlo sprecato. 
Nessuno ti dice che il sorriso del Pallino risolve tutto.
Nessuno ti dice che faccia faranno i nonni quando vedranno il Pallino la prima volta e tutte le volte.
Nessuno ti dice cosa si prova quando il Pallino dice "mamma" per la prima volta, e tutte le altre.
Nessuno ti dice che al mattino il Pallino ti sorride e il mondo è un posto migliore.
Nessuno ti dice che cercherai berretti a forma di animale e non penserai nemmeno lontanamente a fare shopping per te stessa.
Nessuno ti dice che improvvisamente vedrai i tuoi genitori sotto una luce diversa e farai pace col mondo.
Nessuno ti dice che non ti interesserà più così tanto dormire.
Nessuno ti dice che ti sembrerà la cosa più naturale del mondo.
Nessuno te lo dice perché non si può spiegare.
Va tenuto segreto o si sciupa.
Bisogna lasciare che si scopra.

lunedì 26 gennaio 2015

Gattonare? No, grazie.

   

Il Pallino ha quasi dieci mesi e da quando è nato, ogni settimana, ci si incontra con un gruppo di mamme che hanno bimbi coetanei, a casa di qualcuno o per partecipare a qualche attività.
     Le ultime due volte ci siamo trovate in una palestra dove tutto è organizzato per farli gattonare liberi: giochi, tappeti, tubi giganti, un castello gonfiabile e una piscina di palline.
     Tutti i bambini gattonano, invece Sebastian preferisce tirarsi su in piedi, oppure gestirsi la situazione con i giochi che riesce a raggiungere senza muoversi, se glieli sposti, piuttosto gioca con una calza.
     Allora ho iniziato a pensare che faceva più espressioni facciali e gesti (d'altronde è mezzo italiano), che era più alto, che emetteva più versi e rideva di più. In fondo però ero in pò frustrata perché volevo che gattonasse anche lui e anche lui si è innervosito, non perché gli altri gattonavano, soltanto perché la mamma l'ha messo sotto pressione.
Ecco un esempio di quello che non si dovrebbe fare.
     Care mamme: non fate paragoni. Ogni bimbo è unico, speciale e prezioso. E poi perché voler accelerare il momento in cui non avremo più pace perché dovremo corrergli dietro costantemente?

sabato 17 gennaio 2015

Incontrare altre mamme



Ieri c'era il "one o'clock club" e domani si può scegliere tra "baby beans" e "rhyme time", lunedì sono stata a "creepy crawlers", per il relax c'è "baby yoga" e per il nuoto "water babies": gli eventi ed i corsi per i piccini nel paese di Oakham abbondano. Volendo ci si può riempire il diario,  incontrare mamme e partecipare ad attività ogni giorno, più volte al giorno.
Se mi prendo troppi impegni mi stresso, quindi per quanto mi riguarda ne ho scelti solo alcuni.
In Italia non esiste una simile offerta di attività per le mamme, a quanto mi risulta i ritrovi le mamme se li devono inventare.
Appena è nato il Pallino sono stata ad un ritrovo settimanale di mamme, gratuito, organizzato dal comune, ed è stata una manna dal cielo, mi ha permesso di conoscere neo mamme ed ora ci si ritrova tutte le settimane.
In Italia è molto più facile socializzare, per cui i ritrovi organizzati non sono necessari, qui in terra nordica sono fondamentali.
Care mamme in terra straniera, anche care mamme in patria, sopratutto mamme che come me non avete un appoggio o la famiglia vicina, una cosa fondamentale è non passare troppo tempo da sole con i nostri bimbi. Se si trovano delle mamme con cui passeggiare, bere un caffè, andare in piscina, le giornate si alleggeriscono.
Sono preziose le ore che tutti i giorni passo da sola con il Pallino, ma a volte serve un aiuto, una compagnia, qualcuno con cui condividere questa esperienza magica della maternità, altrimenti le energie diminuiscono e non si funziona più. E una mamma rotta fa solo danni.