giovedì 30 ottobre 2014

Al Piccolo Uomo - tre mesi




Caro figlio nato da poco,

Se solo bastasse stare in questa posizione scomoda per renderti felice, ci starei fino a cascare a terra dalla fatica. Invece, messo così sulla spalla, come un sacchetto, non piangi adesso perché la pressione sulla pancia ti allevia questo piccolo dolore fisico. Farai un rutto, un rigurgito, poi ti addormenterai.
E domani basterà darti da mangiare per strappati un sorriso.

E poi?
Sempre meno potrò garantire la tua gioia, il resto del mondo entrerà in gioco.
Il resto del mondo lo stai già mettendo a fuoco e pare ti faccia sorridere.
Verrà un giorno, almeno uno nella tua vita, in cui penserai sia stata una pessima idea quella di metterti al mondo, in cui ti sembrerà che nulla abbia senso.
O forse non verrà mai.
Ma verrà la tristezza, la sofferenza, verranno le delusioni.
Se così non fosse non cresceresti emotivamente, ma che fitta provo al solo pensiero.

Caro figlio nato da poco se solo ti potessi garantire la felicità, ma a pensarci bene la cosa che ha sempre reso felice me, dal momento in cui ricordo, si chiama libertà.
Allora caro figlio spero di non soffocarti troppo, o farlo da lontano, dietro l'angolo della strada che percorrerai.
A tal proposito sto tessendo un mantello protettivo trasparente, un pezzettino ogni notte, dovrebbe essere pronto per quando inizierai a gattonare, lo adagerò sulle tue spalle in un momento di distrazione, come faccio quando ti taglio le micro unghie, e piccolo uomo sarai protetto per il resto della tua vita.

martedì 28 ottobre 2014

Prime parole



Carissime mammenaute,
     non commettete il mio stesso grossolano errore.

     Da quando è nato il Pallino si è instaurato un legame speciale, come è naturale che sia, tra me e lui. Sono con lui ventidue ore su ventiquattro (lo porto al nido due ore al giorno). Sta felicemente in braccio anche a scomsciuti, però mi cerca sempre con la coda dell'occhio. Quando mi scorge, si rassicura.
     Verrà in fretta il tempo in cui di rapporti speciali ne avrà a bizzeffe: con il padre, con altri membri della famiglia, maestri, amici e figure varie.

     Con il padre ha già un'unione molto forte: lo cerca, ci gioca, lo venera; ma quando ha bisogno di affetto, cibo, conforto, sonno, cerca la mamma. Ebbene sì.

     Per cercare di non far sentire il padre meno amato, da quando il Pallino è nato, gli ho ripetuto innumerevoli volte e con insistenza la parola "papà". Si sa come sono certi uomini, con l'arrivo dei bambini si sentono messi da parte (pur adorando le piccole creature).
     Sono stata un mese dai nonni in Italia, quando il Pallino aveva cinque mesi, e loro gli ripetevano "mamma". Un bel giorno ha iniziato a formare il suono della lettera Emme con la bocca, un altro giorno ha quasi detto mamma.
     Maledetta a me, quando sono tornata in terra di Albione ho ricominciato a ripetere papà al piccolo uomo.

Finché la settimana scorsa ha detto la prima parola.
Papà.
     Il papà era presente e fiero del suo piccolo Pallino.
     Anche io ero felice.
Adesso però basta. Son due settimane che dice "papà"! 
Dice anche una sillaba che è un incrocio tra "ma" e "pa".
Ha detto anche "mamma", ma non nello stesso modo. Come per sbaglio.

    Naturalmente sto scherzando, povero Pallino, sotto pressione a sei mesi.
    Però ricordatevi: ad ogni azione una conseguenza.
A voi la scelta.

sabato 25 ottobre 2014

Non facciamo piangere i Pallini!



Care mamme,
     Accennavo nel post precedente: che fare con il Pallino che la notte vuole la tetta ogni due ore?
Ormai ha sei mesi e non si tratta certo di fame, cerca sicurezza, caldo, conforto.

L'istinto mi dice di soddisfare le sue richieste. È ancora piccolo, arriverà il giorno in cui abbandonerà la tetta, e io dormirò.
Arriverà un giorno.
Arriverà.
Con tutta la vita davanti cosa saranno mai alcuni mesi di privazione di sonno? Certamente sei mesi fa riuscivo ad articolare meglio le frasi, e mi ricordavo dove avevo messo le chiavi, e non ripetevo sempre le stesse cose.
Ma la lucidità mentale tornerà, tornerà.

     Un paio di settimane fa mi sono trovata con alcune mamme, tutte anglosassoni, in un caffè meravigliosamente pensato con giochi gonfiabili per i bimbi ed un angolo dedicato ai più piccoli.
     Una mamma, di quelle che cercano di seguire alla lettera le regole consigliate dai manuali e ci riescono, aveva il problema dei frequenti risvegli notturni del piccolo, come me.
La chiameremo Sue ed il bimbo lo chiameremo Harry.
     Quel giorno Sue disse che il problema era scomparso.
"Harry dorme dalle otto alle otto ora, nella sua stanza."
"Nella sua stanza?!" dico io, "hai detto dalle otto alle otto?"

     Harry è un iperattivo urlante, che andava a dormire minimo alle dieci e mezza ed era allattato al seno come il mio. Harry è di un mese più grande del Pallino, quindi ho pensato che al sua esperienza mi potesse essere utile.

     "Come hai fatto?" chiedo io con venerazione.
"L'ho lasciato piangere. Semplice, l'ho trasferito nella sua cambretta, dove non sentiva più il mio odore la mia presenza, e l'ho lasciato piangere.
     Ha pianto per tre giorni disperato, il quarto giorno ha smesso. Piangeva solo un pochino, allora ho messo il video con il volume al minimo, così non mi svegliava per ogni piccolo lamento. Ora dormo."
     "Ma non disperava senza la tetta per addormentarsi?"
     "Certo, prima mi sono accertata che non si addormentasse sulla tetta nemmeno di giorno, staccandolo quando lo vedevo assopito, così si doveva addormentare da solo. Credimi, possono piangere tre giorni o dieci, ma prima o poi smettono. Val la pena perdere una settimana di sonno se si raggiunge il risultato."

Il risultato.
Quale risultato?
Il mio sonno.
Quale risultato per il Pallino?
Non so.
Il suo sonno? Forse. O una sensazione inguaribile di abbandono?
Il pensiero non riusciva ad abbandonarmi.
Quando ho riportato la teoria a mia madre, che era da me per aiutarmi per tre settimane in assenza del marito via per lavoro, è inorridita.
"Come fai a lasciarlo piangere? Poverino. Ma non vedi che diventa rosso?! È spaventato la notte
quando si sveglia nel lettino."
Quando è nel lettino.
Di solito è nel letto a fianco a me.

     Lei non ne voleva sapere, non mi avrebbe aiutata in questa missione.
     "Se vuoi prova, ma quando parto."
Non l'avevo mai vista così decisa.
Ero quasi convinta e la nonna del Pallino mi ha messo dei dubbi.
Mi son detta: "Ne saprà più lei di una neo mamma di ventisette anni, dieci anni più giovane di me tra l'altro."

Poi ho incontrato Giorgia.
Porto il Pallino al nido un paio di ore al giorno, in un posto fantastico, nella campagna inglese. Mentre lui è al nido io posso andare in piscina o in palestra. In piscina ho incontrato la mamma di quello che chiameremo Jeremy.
Jeremy è in affido a Giorgia.
Giorgia è un'esperta mamma danese di due adolescenti che negli ultimi anni ha deciso di prendere alcuni bimbi in affido. Giorgia aveva una carriera e quindici anni fa ha deciso di intraprendere la carriera di mamma a tempo pieno. Ed oltre ad avere esperienza, è aggiornata sulle tendenze di educazione e sui manuali.

     Mi mancava la teoria, non volevo credere solo all'esperienza di mia mamma, sopratutto perché io e mio fratello siamo oggettivamente viziati.
     Ho chiesto a Giorgia e Giorgia mi ha detto:
"Non lasciarlo piangere assolutamente. Ora ti spiego perché. C'è una ragione scientifica."
"Bene Giorgia, ti ringrazio, ero solo in cerca di una conferma."

Giorgia mi ha spiegato che quando o bimbi piangono, la notte o il giorno, non chiaramente perché sono caduti, o sono stufi, quando sono in allarme, bisogna cercare di confortarli sempre.
Quando i bimbi vengono lasciati al loro pianto si scatena una reazione nel cervello.
L'amigdala va in sovraccarico e il fisico del bambino produce cortisolo.
Il cortisolo è l'ormone dello stress.
Il cortisolo lo farà addormentare ad un certo punto, ma il bambino ne diventa assuefatto.
A quanto pare, quando crescerà, questo povero bimbo andrà a cercarsi situazioni stressanti per essere felice.
E noi non vogliamo questo.

Grazie Giorgia.
Il Pallino non piangerà più.
Le teorie a questo servono: a rassicurarci sulla pratica.
Basta scegliere quella che servono.







giovedì 23 ottobre 2014

Allattamento sì...ma fino a quando?!

Care mamme,
Chi ci prepara all'arrivo di questi fagotti d'amore?
Nessuno.
Non c'è corso che tenga.



Pallino, così chiameremo il mio piccolo ometto rotondo, ha sei mesi e mezzo di vita.
Viviamo in Inghilterra, in un paese delle East Midlands.

Quando ero incinta, e non sapevo neanche come prendere in braccio un neonato, ho diligentemente partecipato ad un corso di preparazione al parto e gestione neonato con il marito, ho letto libri, passato ore su forum e siti specializzati, ho comprato tutto quello che mi hanno detto e, dopo che è nato Pallino, ho cercato gruppi di mamme e corsi vari e continuo a comprare gadget nuovi ed usati.

Corsi e libri ci preparano alle gioie dell'allattamento.
In particolare questa organizzazione inglese, NCT, non considera l'esistenza del latte artificiale, loro spingono le madri ad allattare, dispensano consigli, tecniche ed offrono assistenza in clinica.
I loro consigli sono stati preziosi, ma durante i ritrovi io provavo a chiedere: "E se il neonato non si attacca?" "E se non si ha latte?" "Tutte le madri hanno il latte e se non si attacca subito il neonato si attaccherà, bisogna aver pazienza" mi rispondevano. E le altre madri mi guardavano un po' storto, come se in Chiesa avessi chiesto come mai non si può far sesso per divertimento.

A parte l'NCT, è una lodevole tendenza del momento quella di spingere le donne ad allattare, i vantaggi sono innumerevoli per Pallini e madri, si sanno, non mi metto nemmeno ad elencarli, basta googlearli.

L'istinto materno mi è venuto in tarda età ed è l'allattamento é stata la mia paranoia costante da quando sono rimasta incinta.
Già mi immaginavo senza latte, con il Pallino disperato che gridava ed io che non sapevo nemmeno come posizionarlo.

Il magico giorno in cui è nato il Pallino, i signori in camice me l'hanno passato subito, l'ho abbracciato e l'ho avvicinato al seno come mi avevano consigliato di fare.

Mentre stavano ancora risolvendo la situazione placenta e punti, il Pallino ha alzato la testa due volte, alla terza ha mirato la testa e si è messo a succhiare.
Il nostro legame ha avuto inizio, non senza dolori ai capezzoli, perdite di sangue e momenti di sconforto durante i giorni d'attesa della montata lattea.
Nessuno mi aveva spiegato che all'inizio fa male, per esempio.

Comunque da quel giorno il grattacapo principale è stato un altro: come si fa a staccare il Pallino dalla tetta ogni tanto? E: si potrà o è un'eresia?

Inoltre, quelli del NCT, o breastfeeding mafia, come li chiama un'amica, ti dicono di non dare il biberon assolutamente, almeno fino a sei settimane, e di smettere di allattare a sei mesi.
Per fortuna qualche biberon gliel'ho dato prima, da un mese di età, uno tutte le sere, ma non ditelo a quelli del NCT! Dico per fortuna perché conosco per esempio una mamma che ha allattato come da manuale, poi però quando si è trovata a dover tornare a lavoro dopo sei mesi, la sua piccola non voleva saperne di accettare la bottiglia, non riusciva a coordinate i movimenti di suzione che pare siano leggermente diversi.

In Inghilterra se allatti dopo i sei mesi ti guardano strano.
Nessuno mi aveva accennato che se togli la tetta al Pallino, così da un giorno all'altro, diventa una iena. E grida fino a far cascare la casa. Povera stella.

Allora io la tetta al Pallino non la tolgo.
Però sono sei mesi che mi sveglio ogni due ore perché il piccolo vuole la tetta e non vuole il ciuccio.
La suzione notturna è un calmante, l'ho capito che non ha fame.

Oggi mi son trovata per un caffè con le altre mamme e tutte quante hanno smesso di allattare a sei mesi come da copione. È pazzesco come si rispettino le regole in questo paese, anche se sono assurde, non si mettono in questione, si rispettano.
In Italia conosco molte mamme che hanno allattato fino all'anno e anche oltre.

Allora mi chiedo: che faccio con il Pallino?
Questo è il mio dilemma.

Lo lascio piangere fino a che si addormenta la notte come hanno fatto altre?
La nonna al solo pensiero sta male fisicamente.

Per fortuna l'altro giorno ho incontrato una signora danese Giorgia che mi ha spiegato nuove teorie, al prossimo post.