Care mamme,
Accennavo nel post precedente: che fare con il Pallino che la notte vuole la tetta ogni due ore?
Ormai ha sei mesi e non si tratta certo di fame, cerca sicurezza, caldo, conforto.
L'istinto mi dice di soddisfare le sue richieste. È ancora piccolo, arriverà il giorno in cui abbandonerà la tetta, e io dormirò.
Arriverà un giorno.
Arriverà.
Con tutta la vita davanti cosa saranno mai alcuni mesi di privazione di sonno? Certamente sei mesi fa riuscivo ad articolare meglio le frasi, e mi ricordavo dove avevo messo le chiavi, e non ripetevo sempre le stesse cose.
Ma la lucidità mentale tornerà, tornerà.
Un paio di settimane fa mi sono trovata con alcune mamme, tutte anglosassoni, in un caffè meravigliosamente pensato con giochi gonfiabili per i bimbi ed un angolo dedicato ai più piccoli.
Una mamma, di quelle che cercano di seguire alla lettera le regole consigliate dai manuali e ci riescono, aveva il problema dei frequenti risvegli notturni del piccolo, come me.
La chiameremo Sue ed il bimbo lo chiameremo Harry.
Quel giorno Sue disse che il problema era scomparso.
"Harry dorme dalle otto alle otto ora, nella sua stanza."
"Nella sua stanza?!" dico io, "hai detto dalle otto alle otto?"
Harry è un iperattivo urlante, che andava a dormire minimo alle dieci e mezza ed era allattato al seno come il mio. Harry è di un mese più grande del Pallino, quindi ho pensato che al sua esperienza mi potesse essere utile.
"Come hai fatto?" chiedo io con venerazione.
"L'ho lasciato piangere. Semplice, l'ho trasferito nella sua cambretta, dove non sentiva più il mio odore la mia presenza, e l'ho lasciato piangere.
Ha pianto per tre giorni disperato, il quarto giorno ha smesso. Piangeva solo un pochino, allora ho messo il video con il volume al minimo, così non mi svegliava per ogni piccolo lamento. Ora dormo."
"Ma non disperava senza la tetta per addormentarsi?"
"Certo, prima mi sono accertata che non si addormentasse sulla tetta nemmeno di giorno, staccandolo quando lo vedevo assopito, così si doveva addormentare da solo. Credimi, possono piangere tre giorni o dieci, ma prima o poi smettono. Val la pena perdere una settimana di sonno se si raggiunge il risultato."
Il risultato.
Quale risultato?
Il mio sonno.
Quale risultato per il Pallino?
Non so.
Il suo sonno? Forse. O una sensazione inguaribile di abbandono?
Il pensiero non riusciva ad abbandonarmi.
Quando ho riportato la teoria a mia madre, che era da me per aiutarmi per tre settimane in assenza del marito via per lavoro, è inorridita.
"Come fai a lasciarlo piangere? Poverino. Ma non vedi che diventa rosso?! È spaventato la notte
quando si sveglia nel lettino."
Quando è nel lettino.
Di solito è nel letto a fianco a me.
Lei non ne voleva sapere, non mi avrebbe aiutata in questa missione.
"Se vuoi prova, ma quando parto."
Non l'avevo mai vista così decisa.
Ero quasi convinta e la nonna del Pallino mi ha messo dei dubbi.
Mi son detta: "Ne saprà più lei di una neo mamma di ventisette anni, dieci anni più giovane di me tra l'altro."
Poi ho incontrato Giorgia.
Porto il Pallino al nido un paio di ore al giorno, in un posto fantastico, nella campagna inglese. Mentre lui è al nido io posso andare in piscina o in palestra. In piscina ho incontrato la mamma di quello che chiameremo Jeremy.
Jeremy è in affido a Giorgia.
Giorgia è un'esperta mamma danese di due adolescenti che negli ultimi anni ha deciso di prendere alcuni bimbi in affido. Giorgia aveva una carriera e quindici anni fa ha deciso di intraprendere la carriera di mamma a tempo pieno. Ed oltre ad avere esperienza, è aggiornata sulle tendenze di educazione e sui manuali.
Mi mancava la teoria, non volevo credere solo all'esperienza di mia mamma, sopratutto perché io e mio fratello siamo oggettivamente viziati.
Ho chiesto a Giorgia e Giorgia mi ha detto:
"Non lasciarlo piangere assolutamente. Ora ti spiego perché. C'è una ragione scientifica."
"Bene Giorgia, ti ringrazio, ero solo in cerca di una conferma."
Giorgia mi ha spiegato che quando o bimbi piangono, la notte o il giorno, non chiaramente perché sono caduti, o sono stufi, quando sono in allarme, bisogna cercare di confortarli sempre.
Quando i bimbi vengono lasciati al loro pianto si scatena una reazione nel cervello.
L'amigdala va in sovraccarico e il fisico del bambino produce cortisolo.
Il cortisolo è l'ormone dello stress.
Il cortisolo lo farà addormentare ad un certo punto, ma il bambino ne diventa assuefatto.
A quanto pare, quando crescerà, questo povero bimbo andrà a cercarsi situazioni stressanti per essere felice.
E noi non vogliamo questo.
Grazie Giorgia.
Il Pallino non piangerà più.
Le teorie a questo servono: a rassicurarci sulla pratica.
Basta scegliere quella che servono.

Nessun commento:
Posta un commento